L’intelligenza artificiale sta passando rapidamente dalla fase della sperimentazione a quella dell’utilizzo concreto nelle organizzazioni. In Italia, nel 2025, il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di Intelligenza Artificiale, quasi il doppio rispetto all’8,2% registrato nel 2024. Tra le grandi imprese la quota arriva al 53,1%, mentre tra le PMI raggiunge il 15,7%.
Sono numeri che raccontano una trasformazione già in corso. Ma raccontano anche una domanda ancora più importante: le aziende stanno cambiando soltanto gli strumenti o stanno preparando anche le persone?
Per un’impresa adottare una nuova tecnologia può essere relativamente semplice. Più complesso è capire come quella tecnologia cambierà il lavoro quotidiano.
L’AI può modificare attività, processi decisionali, modalità di relazione con i clienti, produzione di contenuti, analisi delle informazioni e organizzazione del lavoro. Di conseguenza, cambia anche ciò che viene richiesto alle persone.
Ed è proprio qui che emerge uno dei principali ostacoli alla trasformazione.
Secondo Istat, tra le imprese che avevano preso in considerazione l’utilizzo dell’AI ma non avevano poi realizzato investimenti, la mancanza di competenze adeguate rappresenta il principale ostacolo, indicato dal 58,6% delle aziende. Seguono la scarsa chiarezza normativa, la disponibilità o qualità dei dati, le preoccupazioni per privacy e sicurezza e i costi. Il problema, quindi, non sembra essere soltanto “avere l’AI”. È avere le competenze per utilizzarla bene.
Questo passaggio è particolarmente importante per le aziende. L’introduzione dell’AI può aumentare la produttività e rendere più efficienti molte attività, ma il valore generato dipende anche dalla capacità delle persone di comprendere la tecnologia, integrarla nel proprio lavoro, valutarne i risultati e utilizzarla in modo consapevole. Non significa che tutti debbano diventare specialisti di Intelligenza Artificiale. Significa che sempre più professionisti dovranno sviluppare una combinazione tra competenze professionali, capacità digitali e capacità di lavorare con sistemi di AI.
È una trasformazione che riguarda tanto le competenze tecniche quanto quelle trasversali: pensiero critico, capacità di analisi, problem solving, creatività, adattabilità e capacità di prendere decisioni diventano ancora più importanti in un ambiente in cui una parte delle attività può essere supportata o automatizzata dalla tecnologia.

La trasformazione dell’AI non è quindi soltanto una questione tecnologica e non riguarda esclusivamente il reparto IT. Riguarda chi guida l’impresa, perché deve capire dove l’AI può generare valore e quali cambiamenti organizzativi comporta; HR e responsabili della formazione, perché devono intercettare le nuove esigenze di competenze e accompagnare le persone nella trasformazione; manager e professionisti, perché molti ruoli potrebbero evolvere prima ancora di scomparire o essere sostituiti.
E riguarda chi sta entrando oggi nel mondo del lavoro, perché le competenze richieste nei prossimi anni potrebbero essere diverse da quelle che fino a poco tempo fa sembravano sufficienti.
L’AI sta entrando nelle imprese. La questione non è più soltanto capire quanto velocemente adottarla. È capire come accompagnare questa trasformazione.
Quali ruoli cambieranno? Quali competenze diventeranno più importanti? Dove servirà upskilling? Dove sarà necessario un vero reskilling?
E come possono aziende, professionisti e persone che stanno entrando nel mondo del lavoro prepararsi per tempo?
Sono domande che non riguardano soltanto il futuro. Riguardano già il lavoro di oggi. Ed è proprio da queste domande che vale la pena cominciare a parlare di AI e lavoro.